L’Europa deve diventare più indipendente soprattutto sul fronte energetico. È la richiesta del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, nel suo intervento alla riunione annuale del gruppo della Banca europea degli investimenti (BEI). L’evento, organizzato a Lussemburgo, giunge mentre in Medio Oriente si allarga il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran con Teheran che ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, facendo schizzare alle stelle i prezzi del petrolio greggio e del gas naturale.
Molti Paesi europei come Italia, Grecia, Spagna, Polonia e Belgio dipendono dallo Stretto di Hormuz per le importazioni o la raffinazione.
“Contrariamente agli Stati Uniti, l’Europa è un importatore di combustibili fossili. La crisi in corso in Medio Oriente mostra ancora una volta quanto sia vitale per l’Europa diventare più indipendente”, ha affermato Costa.
Secondo il presidente del Consiglio europeo, “la guerra in Iran ha rivelato un nuovo livello di instabilità e sconvolgimento dell’ordine internazionale: l’Europa deve rispondere con determinazione”. Per questo motivo, ha aggiunto Costa, la transizione energetica “rimane la migliore strategia a lungo termine per raggiungere autonomia strategica e prezzi più bassi”.
Il presidente del Consiglio europeo ha ricordato che i prezzi in alcuni Paesi europei sono attualmente il doppio di quelli statunitensi e il triplo di quelli cinesi. “Questo compromette la nostra competitività”, sia nei settori industriali tradizionalmente energivori sia in alcune attività tech emergenti come i data center, che sono “necessari per molte delle creazioni di valore del futuro”.
Costa ha precisato che il prossimo Consiglio europeo previsto per il 19 e 20 marzo “esaminerà con urgenza misure concrete” per rafforzare le interconnessioni energetiche e tenere sotto controllo i prezzi dell’energia.
Situato tra il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman, lo Stretto di Hormuz è uno dei nodi strategici per il traffico marittimo energetico di petrolio e si trova in gran parte sotto il controllo iraniano.
Secondo le stime della U.S. Energy Information Administration, nel 2024 attraverso lo stretto sono passati circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi, un volume pari a circa il 20% del consumo globale di liquidi petroliferi e a oltre un quarto del commercio mondiale di petrolio via mare.
Anche il gas naturale liquefatto (GNL) dipende in misura significativa da questo corridoio marittimo. Sempre secondo stime dell’EIA e dell’International Energy Agency, circa il 20% del commercio mondiale di GNL transita attraverso lo stretto, soprattutto grazie alle esportazioni del Qatar, uno dei maggiori produttori globali. Un’eventuale chiusura o anche una parziale interruzione del traffico mette a rischio una quota significativa delle esportazioni di petrolio di Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Iran, con effetti immediati sui prezzi e sulla stabilità dei mercati energetici internazionali.
Sebbene le importazioni di petrolio del blocco siano diversificate, con Norvegia (14,6%), Stati Uniti (14,5%) e Kazakistan (12,2%) che si classificano come i tre principali fornitori, diversi paesi dell’UE importano petrolio dai produttori del Golfo.
Secondo i dati dell’UE, nei primi 9 mesi del 2025 l’Arabia Saudita ha rappresentato il 6,8% delle importazioni totali del blocco, con Spagna, Germania, Francia e Paesi Bassi come principali importatori del blocco.
Per quanto riguarda il gas, l’Europa è diventata uno dei principali importatori mondiali di gas naturale liquefatto (GNL) dopo la riduzione delle forniture russe via gasdotto. Nel complesso, secondo la International Energy Agency e la Commissione europea, l’Unione europea ha importato nel 2024 circa 120-125 miliardi di metri cubi (bcm) equivalenti di GNL, pari a circa il 40% delle importazioni totali di gas dell’UE.
La risposta iraniana ai raid statunitensi e israeliani ha colpito direttamente i Paesi del Golfo, compreso il Qatar, il secondo esportatore di GNL al mondo che condivide proprio con Teheran il vasto giacimento offshore South Pars/North Field.
Nei giorni scorsi, il colosso QatarEnergy ha annunciato la chiusura dei suoi impianti nelle città industriali di Ras Laffan e Mesaieed, cessando la produzione di Gnl e prodotti associati, a causa degli attacchi militari agli impianti operativi.
A seguito della drastica diminuzione delle forniture russe seguite all’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, i Paesi UE hanno guardato anzitutto a Stati Uniti e Qatar per soddisfare la propria domanda di GNL. Nel 2024 il Qatar ha fornito circa 15-17 bcm di GNL all’UE, cioè circa il 13-15% delle importazioni europee di GNL. La quota varia di anno in anno perché il Qatar continua a destinare la maggior parte dei suoi volumi ai mercati asiatici, in particolare Cina, Giappone e Corea del Sud, dove esistono contratti di lungo periodo.
Secondo quanto riferiscono analisti citati da Euronews, i Paesi dell’UE più esposti alle interruzioni dei volumi del Qatar sono l’Italia , Polonia e Belgio, poiché rispettivamente il 30%, il 17% e l’8% delle loro importazioni nel 2025 provenivano dal Qatar.

